Colloquio di lavoro: mia figlia definita "un ostacolo"


Una donna è consapevole che quando diventa mamma le sue priorità cambiano. Conciliare la propria vita familiare con quella lavorativa, al giorno d'oggi, risulta molto difficile. Sia per una questione economica che personale, circa 25.000 mamme si sono licenziate per potersi prendere cura dei propri bambini. Ritornare a lavoro dopo la maternità o cercarne uno nuovo dopo essere diventate mamme può comportare diversi problemi.
I colloqui di lavoro stanno diventando sempre più ridicoli. Dopo aver chiesto la tua esperienza, passano subito alla tua vita privata: sei fidanzata? hai figli? hai intenzione di sposarti? pensi di fare figli in futuro?
Tutto perché un datore deve vedere quanto gli conviene assumere una persona che a casa ha dei pargoletti che l'aspettano. Oppure se vedono che sei sposata e non hai ancora figli, sanno già che in futuro potresti metterti in maternità e ti scartano subito a prescindere. Eh già, benvenuti nel mondo del lavoro care mamme...


I MIEI COLLOQUI DI LAVORO DOPO ESSERE DIVENTATA MAMMA

Voglio raccontarvi cosa è successo in tre diversi colloqui di lavoro che ho fatto qualche mese fa. Tutti e tre per un diverso tipo di impiego. Al primo colloquio sono subito stata “rifiutata” perché avendo una bambina piccola sicuramente la notte non dormivo e mi sarei presentata al lavoro sempre stanca. Non è uno scherzo, giuro che mi sono state dette testuali parole. Sbalordita rispondo che mia figlia è molto tranquilla e la notte dorme sempre, e se anche fosse il contrario sicuramente al lavoro non sarei mai arrivata come uno zombie. Ovviamente la conversazione è finita con un falsissimo “ci risentiamo”. Mai più sentiti.

Secondo colloquio. “Mi dia il suo numero che sicuramente la chiamerò per fare una prova. Ah ma lei ha una bambina, giusto?” rispondo che sì, ho una bambina ma non avrei avuto problemi con gli orari di lavoro. Mi risponde che lei stessa era una mamma e che il bambino ogni tanto se lo portava a lavoro, quindi figuriamoci se potesse essere un problema il mio essere mamma! Prende il mio numero e tra-parentesi scrive “bimba”, la guardo e le ripeto che mia figlia non crea nessun tipo di problema. Cosa mi risponde? Che lo ha scritto tanto per, giusto per ricordarsi di me... ovviamente non ho mai ricevuto nessuna chiamata.

Ultimo colloquio. Il colloquio di lavoro dopo essere diventata mamma che mi ha lasciato senza parole.
Mi presento all'appuntamento, il titolare dopo una lunga chiacchierata insiste con la domanda “sei sicura di non avere ostacoli?” Ripetutamente gli confermo che di ostacoli non ne ho, altrimenti non avrei mai mandato il mio curriculum. Insiste e io penso di aver capito a cosa voleva arrivare. Ma come faceva a saperlo? Così gli dico chiaramente di dirmi cosa intendeva con quella brutta, orribile parola. Mi risponde che mi ha cercato su facebook quindi sa che sono una mamma. Non sapevo se ridere o denunciarlo per stalking... sbalordita (ma va?) gli rispondo che mia figlia non è assolutamente un ostacolo. Mi guarda preoccupato, dopo svariati minuti mi conferma di fare una prova. A fine giornata, ovviamente non retribuita, siamo stati a parlare per circa un'ora del mio ostacolo. Continuava a definire mia figlia un ostacolo, perché mi avrebbe creato problemi, non sarei mai stata concentrata a lavoro e mi avrebbe portato a fare molte assenze. Dopo un suo lungo monologo, me ne sono andata e non l'ho mai più risentito.

Io capisco le preoccupazioni di un datore di lavoro, ma arrivare a definire i figli di una persona un ostacolo per iniziare una carriera mi sembra davvero fuori dal mondo. Noi donne possiamo essere sia mamme che donne lavoratrici, possiamo uscire di casa alle 5 del mattino pur avendo dormito solo due ore a causa dei pianti del proprio bambino. Possiamo tornare a casa stanche, possiamo fare tanti sacrifici. Perché nel 2018 una donna ha difficoltà ad entrare nel mondo del lavoro solo perché ha dei bambini? Per non parlare di quante donne sono state costrette a lasciare il proprio lavoro, magari un lavoro per il quale hanno fatto i salti mortali per ottenerlo.
Chi è costretto a dover dare il proprio stipendio a baby-sitter, nidi e ludoteche, arrivando al punto di lasciare il proprio impiego perché a questo punto il bambino se lo crescono loro. Nonni che non sempre possono garantirti la loro presenza, nonni che ancora lavorano e non possono stare dietro ai propri nipoti tutto il giorno. Nidi e asili che non ci sono. Purtroppo siamo costrette a scegliere.
Ci costringono a scegliere tra famiglia e lavoro.

Ho sentito diverse mamme che durante un colloquio di lavoro hanno addirittura rinnegato l'esistenza del figlio. Così bisogna fare per ottenere un posto di lavoro dopo essere diventata mamma, occorre mentire. 
Bisogna fingersi di essere una donna single senza figli con l'obiettivo di lavorare, lavorare e lavorare 24 ore su 24.

Ma è possibile vivere in una società come questa? 

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