Il parto tra gioia e dolore. Perché non rifarei l'epidurale? - La vita di una Mamma | Il Blog per le Mamme

13 dicembre 2016

Il parto tra gioia e dolore. Perché non rifarei l'epidurale?

Il parto è un momento che non dimenticherò mai, sia per l'emozione indescrivibile che ho vissuto sia per il tanto dolore che ho provato.
Sin dal primo momento, ho deciso che il parto, se possibile, lo avrei fatto del tutto naturale e che quindi non avrei usufruito dell'epidurale.
Purtroppo non è andata come immaginavo, tutte le mie aspettative sono andate a farsi benedire e il giorno del parto si può dire che ha suscitato in me un piccolo trauma.

Le mie contrazioni sono iniziate alle due di notte e per ben due ore ho resistito da sola in camera da letto senza svegliare nessuno, cercando di mantenere la calma e di non correre subito in ospedale.
Purtroppo sono dovuta ricorrere all'anestesia dopo vari convincimenti da parte dell'ostetrica.
Il problema non era la mia bambina, lei spingeva e aveva tanta voglia di venire al mondo.
Il problema ero io, mi dilatavo molto lentamente e ogni due ore raggiungevo soltanto mezzo centimetro in più. L'ostetrica di turno ha voluto ripropormi l'epidurale convincendomi del fatto che al parto sarei arrivata senza forze e che lo avrei vissuto come un trauma. Ho accettato così questa maledetta anestesia e se potessi tornare indietro non so se lo rifarei.

Durante la gravidanza mi ero informata sia dei pro che dei contro dell'epidurale. Nonostante sia oramai consigliato, ero molto scettica per vari motivi. Una delle mie paure più grandi era quella di non riuscire a spingere a dovere, avendo poca sensibilità nella parte bassa del corpo.
Il punto era: senza epidurale sarei arrivata al momento delle spinte molto debole, con l'epidurale invece mi sarei trovata in difficoltà durante il parto. 
Alla fine, tanto era il dolore, che ho ceduto e l'anestesia ha pervaso il mio corpo – non del tutto, ovvio – portandomi nel mondo reale dopo tanto dolore. 

Sono riuscita a riposare senza provare alcun tipo di sofferenza, arrivando a dilatazione completa solamente alle ore 22.00. 
Ed è proprio lì che è iniziato l'incubo .

Spingi, è il momento di spingere!” e io spingevo, spingevo con tutta la forza che avevo in corpo, ma cosa mi sentivo dire ogni volta? “Non stai spingendo!!” ed ogni volta che queste parole uscivano dalla bocca dell'ostetrica mi sentivo una vera nullità. Perché ogni donna riesce a partorire, a spingere come deve, e io non riesco nemmeno a capire quello che devo fare? Perché io non ci riesco? Non mi sentivo donna, tanto meno madre, e avevo il cuore spezzato in due.
La mia bambina voleva venire al mondo e io non riuscivo a collaborare con lei, la stavo facendo soffrire e non sapevo più cosa fare.
La bambina si sta arrabbiando, devi spingere!” ho iniziato a chiedere aiuto, ero senza forze, non sapevo più cosa fare e non riuscivo a respirare. Iniziarono con le manovre di Kristeller, ovvero le spinte che vengono effettuate sul fondo dell'utero per aiutare il bambino ad uscire.
Provavo così tanto dolore che li ho pregati di non farlo più, che avrei fatto tutto da sola e avrei spinto come si deve. Ma così non è stato, neanche per un momento. Non ci riuscivo, non sentivo niente, se non il battito della mia bambina che accelerava sempre di più.
Dopo ben due ore di “spinte” la mia piccola è venuta al mondo, ma non grazie a me. I dottori hanno dovuto ricorrere alla ventosa. E dopo tanto era finalmente lì tra le mie braccia in tutta la sua meraviglia.

Tutt'oggi ripenso al parto come un giorno meraviglioso in cui ho conosciuto la mia bambina, ma che in futuro non vorrei rivivere. Sarò egoista e magari cambierò idea, ma ora come ora la penso così. Potessi tornare indietro mai prenderei la decisione di fare l'epidurale, se non sono riuscita a spingere è perché ero bloccata e non percepivo nessun mio movimento. Ho fatto l'errore di farmi convincere ed è vero, sarei arrivata comunque al parto senza forze, ma forse sarei riuscita a collaborare e a spingere come si deve. 
Molte donne sono riuscite a partorire con l'effetto dell'anestesia, io non ce l'ho fatta.

Tutto bene quel che finisce bene, con tanto dolore e sofferenza ho messo al mondo la persona più importante della mia vita.