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O sei mamma o lavori. E se lavori, devi sentirti in colpa. Ecco la società in cui viviamo


Viviamo in una società in cui lavorare per una mamma diventa come un'impresa difficile, se non quasi impossibile. Avrei voluto iniziare a lavorare per poter portare uno stipendio a casa senza dipendere da nessuno, così mi sono rimboccata le maniche per poter accettare qualsiasi lavoro pur di permettermi uno stipendio. Anche se questo avrebbe significato lasciare mia figlia per quasi tutto il giorno. Ma tanto il lavoro “qualunque” non è arrivato e non perché non avessi i requisiti giusti, anzi. Il mio problema, a detta degli altri, è perché sono mamma. 

Così non ho trovato nessun mestiere da poter fare tranquillamente senza chissà quali esperienze o competenze e ho continuato a sperare – e lottare - di poter ottenere, prima o poi, il lavoro che avrei voluto fare.

In realtà, da quando sono mamma e da quando ho provato e sono entrata a far parte del mondo del lavoro ho provato una tristezza immensa: donne cacciate dal lavoro perché incinte, donne di aziende importanti diventate mamme a cui da un ruolo importante si sono ritrovate “abbandonate” a pulire i bagni, e non perché pulire i bagni sia un'umiliazione, anzi, è proprio il concetto che prende vita da un gesto simile “tu sei diventata mamma, quindi non hai più le competenze per rivestire un ruolo di tale importanza ”.

Mi vergogno per loro.

Non riesco a credere come sia possibile che ad oggi siamo ancora in un mondo in cui “o sei mamma o lavori”. Le mamme nel mondo del lavoro vengono viste in modo sbagliato, se non trattate in maniera orrenda.

Qualche giorno fa, in onore della festa della mamma, è uscita una campagna di una nota azienda che ha suscitato molte polemiche. La campagna racconta di alcune mamme, convocate dal titolare di lavoro che le rimprovera per una mansione svolta in modo errato. Ad un tratto entrano i figli e i sensi di colpa prendono il sopravvento: a causa del lavoro, queste mamme stanno trascurando i loro figli. Un video sessista in cui spiega nuovamente come noi mamme dobbiamo sentirci in colpa se iniziamo a lavorare, se proviamo a realizzarci e se stiamo fuori casa 10 ore.

Prima di tutto, determinate aziende devono capire che se una mamma sta fuori tutto il giorno è perché è un suo dovere. Voi glielo imponete. Voi la costringete ad uscire di casa alle 8 e tornare di casa alle 20. E dovete anche sottolineare che tale responsabilità sia un'origine di sensi di colpa?!

Quante mamme hanno rinunciato al lavoro dei loro sogni solo perché incompatibile con la propria vita da “mamma”? Quante mamme si sono sentite costrette a rinunciare al lavoro per cui hanno studiato, sudato e ottenuto duramente solo perché pagate una miseria? Mamme che hanno rinunciato ad un lavoro importante perché tornavano a casa dopo un giorno intero e dovevano già mettere a dormire il loro bambino? Quante mamme, invece, continuano tutt'oggi a lavorare nascondendo addirittura di essere mamme?! Quante mamme durante un colloquio di lavoro devono negare l'esistenza dei loro figli? Quante mamme sono costrette a dire che non hanno intenzione di sposarsi e fare figli, perché è la prima domanda a cui rispondere ad un colloquio di lavoro?!

Quante donne lavorano tutto il giorno, tutti i giorni, affidando i loro figli alle baby sitter? E non perché non vogliono fare le mamme, semplicemente perché amano il loro lavoro. O sono costrette a farlo. Costrette perché due stipendi in una famiglia per campare servono eccome, costrette perché anche se amano il loro lavoro, a volte sono tentate a lasciarlo perché vorrebbero stare a casa tutto il giorno con i loro figli.

Donne che invece continuano a realizzarsi. E non perché siano egoiste, semplicemente perché amano la loro carriera, amano la loro vita e amano dimostrare ai loro figli quante capacità possa avere la loro mamma. Perché vogliono insegnare ai loro figli che, anche se non tornano a casa tutti i giorni a pranzo, si stanno realizzando come donne, oltre che come madri.

Io ritengo che una donna debba avere l'opportunità di realizzarsi ed essere mamma allo stesso tempo. Nei tempi e nei modi giusti. Ma la società non ce lo permette e una mamma è costretta per almeno l'80% delle volte a dover rinunciare per forza a qualcosa.

Rinunciare è una delle parole più brutte al mondo.

Ma una mamma non dovrebbe mai essere fatta sentire in colpa perché decide di stare fuori casa 10 ore per sua scelta o per quella degli altri. Non dovrebbe mai essere fatta sentire in colpa perché decide di lasciare il proprio lavoro e dipendere dalle spalle del marito.

Un concetto sbagliatissimo di “mamma” e “donna”: due parole che a quanto pare insieme, in un'epoca come questa, non possono andare d'accordo.

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